lunedì 9 maggio 2016

SCHWAZER, DAL VUOTO INTORNO AL VUOTO DIETRO


Il ritorno alle gare e alla vittoria del marciatore coinvolto in un progetto guidato dal professor Donati, uno dei più grandi nemici del doping
Alex taglia il traguardo, è primo nella 50 km di Coppa del Mondo

@LucianoMurgia
Fino a poche ore prima, attorno a lui, esclusi i familiari e gli amici veri, c'era il vuoto. Poi il vuoto l'ha fatto alle sue spalle...
Alex solo al comando, alle sue spalle il... vuoto

Una giornata così l'attendeva dall'11 agosto 2012, quando doveva marciare lungo il Mall, davanti a Buckingham Palace. Londra 2012, l'Olimpiade organizzata magistralmente da Sebastian Coe, oggi presidente della Iaaf (International Association of Athletics Federations), era il suo obiettivo. Nei Giochi Olimpici inglesi voleva ribadire la superiorità mostrata quattro anni prima, a Pechino, dove aveva vinto la medaglia d'oro nella 50 chilometri. Fu fermato per doping lunedì 6 agosto. Uno choc, un dolore immenso per chi lo aveva seguito con stima, ammirazione, affetto. Una caduta, anzi un ko da cui sembrava impossibile riprendersi/ci.

Alex Schwazer è riuscito nell'impresa.

Le lacrime di dolore spese quel lunedì 6 agosto 2012 sono diventate lacrime di gioia alle ore 12,39 e qualche secondo di domenica 8 maggio 2016, quando Alex ha vinto la Coppa del Mondo di marcia, camminando per 3 ore e 39 minuti. Se non avesse rallentato, gustandosi il trionfo nello stadio delle Terme di Caracalla, sarebbe sceso sotto i 3 e 39, che sembrava un limite impossibile per un atleta reduce da 3 anni e 9 mesi di squalifica, scaduta lo scorso 29 aprile, quindi senza gare, d'attività agonistica. Solo alcune prove, non di più, in mezzo alla strada, tra gente che cammina, pedala, va in moto o in auto.

Ci è riuscito grazie al suo talento, soprattutto al lavoro fantastico di un gruppo davvero unico, diretto dal professor Sandro Donati, il numero uno nella lotta al doping, colui che quattro anni prima l'aveva denunciato, sbarrandogli la strada verso Londra.
L'abbraccio tra Alex e il professor Donati racconta la storia meglio d'ogni parola

In questi lunghi anni, Alex aveva chiuso con l'atletica, tornando a studiare, facendo il cameriere. Poi un messaggio, un sms, inviato a Donati, fra lo scetticismo di chi, buon conoscitore del professore, credeva impossibile un sì. Invece Donati ha detto sì ed è partito un progetto osteggiato dai nemici del professore, dai moralisti di oggi che ieri chiudevano gli occhi davanti alle malefatte dell'atletica italiana, dai giustizialisti sempre pronti a perdonare se stessi, mai a concedere agli altri una seconda opportunità.

Lo confesso, sono stato favorevole all'ergastolo nello sport, agli sportivi che sprecano il loro talento dopandosi o vendendosi. Ne parlai proprio con Alex, mentre lavoravamo alla realizzazione di un libro che non è una storia, ma un invito a cambiare in meglio la propria vita, camminando.

Un giorno ho aperto gli occhi e mi sono chiesto: chi sono io per non concedere a chi sbaglia – nello sport – una seconda opportunità se la vita e la legge la concedono a chi ruba, talvolta a chi uccide?

Il discorso non riguarda Alex, perché l'amicizia vale più di una medaglia d'oro. Troppo facile dirsi amici quando si vince. Assai più difficile esserlo quando si perde. Credo di avergli dimostrato la mia amicizia a Londra, davanti a Buckingham Palace la mattina dell'11 agosto 2012, mentre era in corso la 50 chilometri. Una bandiera tricolore con la scritta Forza Alex. Una scritta che non piacque a qualche italiano presente. “Come fa a sostenere chi si dopa?” obiettò uno. “Sostengo un amico, prima che l'atleta” risposi, ricevendo in cambio ulteriore astio.
La mia solidarietà ad Alex durante la 50 km dei Giochi Olimpici di Londra 2012

La vicenda di Alex ha dato vita a una storia che tutti conoscono. Non sto a ricordarla.

Domenica mattina, in uno scenario unico, tra l'Arco di Costantino, il Colosseo e le Terme di Caracalla, ho rivissuto la storia, dalle lacrime di delusione, anzi di dolore, alla notizia del suo doping, alla gioia di averlo rivisto marciare lo scorso 4 ottobre, in una delle prove fra la gente che gli vuole bene, fra la curiosità dei tanti e l'indignazione di altrettanti.

Alcuni degli indignati, tra tifosi e giornalisti, erano lì, pronti a esultare se Alex avesse fallito l'unica prova che poteva portarlo all'Olimpiade di Rio. Per fortuna, molti di più erano lì a sostenerlo. Dopo alcuni anni ho riabbracciato con grande affetto la mamma di Alex, Maria Luisa, che prima ancora di parlare della prova che attendeva il figlio mi ha chiesto se avessi notizie su una nostra comune amica alle prese con una battaglia ben più dura e ho saputo che poco tempo fa è morta la “Signora dei canederli”, a Calice/Kalch, dove Alex mi aveva invitato a cena per gustare “i migliori canederli del Tirolo”. Maria Luisa mi ha presentato Kathrin, la fidanzata di Alex, raccontandole la mia amicizia, il nostro libro. Kathrin mi è piaciuta subito.

Ho rivisto gli amici, chi lo segue quotidianamente, giornalisti con i quali ho fatto trasferte europee al seguito della Scavolini Basket. Ho conosciuto l'avvocato Gerhard Brandstaetter, che confessava: "Ho fatto atletica e seguito mia figlia tuffatrice, ma non ho sofferto mai come per questa gara".  Soprattutto ho rivisto Giulia Mancini e Giuseppe Sorcinelli, non solo la manager e il suo compagno, veri amici che hanno vissuto giorno dopo giorno la parabola di Alex, entrambi in grande apprensione mentre il loro cane, Benito, cercava una palla da inseguire nei prati vicini.
L'avvocato Sorcinelli con la bandiera tricolore da dare ad Alex

E ho rivisto soprattutto, Alex... teso, deciso, anche cattivo, ma affettuoso: un sorriso per tutti, un cuoricino fatto con le dita e un bacio a Kathrin. Magari un rimprovero lo meriterebbe con chi gli ha disegnato sulle gambe la bandiera sbagliatatrasformata da tricolore verticale a orizzontale. Come la bandiera ungherese.
Uno scenario meraviglioso per un gesto d'amore: il cuoricino di Alex per Kathrin


E l'ho rivisto marciare come sa fare, per 3 ore e 39 minuti.

Una prestazione da applausi, che hanno messo a tacere i pochi contestatori, quelli che ostentavano la maglia con la scritta “Io non ho mai pensato di doparmi”. Avrei voluto mostrare loro una maglia con scritto: “Io non ho pensato mai di essere perfetto”.

In molti, però, continuano a pensare che Schwazer non meriti la maglia azzurra, il ritorno alle competizioni, meno che meno ai Mondiali o ai Giochi Olimpici. Ho imparato che alcuni giornalisti si sarebbero visti a cena per parlarne... Di cosa, se la legge gli concede di gareggiare, se la Fidal e il Coni erano in prima fila, domenica ad abbracciarlo a fine gara? Ci resta una domanda: l'avrebbero abbracciato se non avesse vinto? Se si fosse ritirato?

Ci resta una risposta: Alex è condannato, lo sarà sempre, nel cuore di chi si sente perfetto, magari sbaglia ma non lo dice, di chi è garantista solo con i propri familiari, con i propri amici, non con gli altri. Ma ha una consolazione, Alex: è circondato da persone che gli vogliono bene, che gli sono amiche sempre, che lo hanno aiutato a ritrovare prima se stesso, l'uomo, poi l'atleta.

Un'ultima considerazione: tra sabato e domenica, a Roma ho rivisto tante persone, amici veri o all'occorrenza, e ho incontrato straordinari personaggi che hanno fatto e fanno bene allo sport. E ho perduto il piacere di ammirare un marciatore che è sempre stato fra i miei preferiti.

Fra gli straordinari personaggi, Sebastian Coe, mio idolo di tanti anni fa, ed Erin Talcott, statunitense, la prima donna a concludere una 50 km; durante la gara le ho dedicato più applausi e incitamenti che ad Alex. Bravissima!
Tanti applausi per Erin Talcott

Chi non li riceverà più è Jared Tallent, marciatore australiano, che a fine gara ha avuto il cattivo gusto di commentare così il successo di Schwazer, che lo aveva staccato di oltre 3 minuti: “Ho la sensazione di essere finito dietro un baro, che tra l'altro ha detto di non aver gare nelle gambe, mentre a me risulta ne abbia fatte due”. Ma quando, se la squalifica è finita il 29 aprile? O due prove in mezzo alla gente possono essere considerate gare?
Tallent alla partenza, bravo con i piedi, ma con il resto...

Poco fa ho letto anche una dichiarazione di Yohann Diniz: “Questo ritorno è una brutta notizia, Schwazer è una brutta persona”. Non è vero, Alex ha sbagliato, è fatto a modo suo, ma è una bella persona.


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