mercoledì 23 marzo 2016

VOLLEY, QUALE FUTURO PER LA SERIE A2?

@LucianoMurgia

Nessun ritorno televisivo, scarsa attenzione degli organi d'informazione, eppure la pallavolo femminile è il secondo sport d'Italia. Così c'è chi pensa di andare in A1 a pagamento, mentre la Lega interroga gli appassionati sul giorno e l'ora preferita per le partite di A1 e A2
La scheda del referendum proposto durante le finali di Coppa Italia a Ravenna

Quale futuro per la pallavolo femminile italiana? In particolare per la serie A2?
E' una domanda che si ripropone giorno dopo giorno, alla luce delle insufficienti risposte degli organi d'informazione, a incominciare da quella che più interessa gli sponsor: la televisione.
Fino all'anno scorso, pure se in differita e in orario non proprio felice, ogni martedì sera – se non ricordo male, visto che dove abito non ricevo i canali Rai – veniva proposta su Rai Sport la differita di una partita del campionato di serie A2.
Quest'anno, niente di niente, tanto che la finale di Coppa Italia, giocata domenica a Ravenna, prima di quella di A1, è stata trasmessa - in diretta web – dal canale televisivo della Lega Pallavolo Serie A Femminile: www.lvftv.com. Non sono in possesso dei dati, ma trattandosi di una proposta a pagamento, mi viene da pensare che la sfida tra Forlì e Soverato l'abbiano vista pochi intimi.
A proposito: solo grazie alla sorprendente dichiarazione d'amore di Angelo Vercesi a Vera Klimovich, la notizia della vittoria di Forlì ha trovato spazio – piccolo, piccolissimo – negli organi d'informazione nazionali, altrimenti la cronaca sportiva sarebbe stata riservata alle pagine dei quotidiani calabresi e romagnoli o nei siti che, Appunti di Sport fra questi, dedicano attenzione alla pallavolo femminile tutti i giorni, non solo nelle grandi occasioni.
Fatti, non opinioni, che inducono a una riflessione, anzi a una domanda: quale futuro per la serie A2?
Sicuramente difficile, perché uno sponsor che lega il proprio nome a un movimento così importante meriterebbe una risposta migliore.
Qualche tempo fa, sul quotidiano La Provincia di Varese, abbiamo letto un'intervista a Gianluigi Cimmino: “Il volley femminile, come numero di praticanti e appassionati, è ormai il secondo sport in Italia”, diceva l'amministratore delegato e responsabile marketing di Yamamay.
Il secondo sport in Italia meriterebbe maggiori attenzioni, non il puro e semplice copia e incolla dei comunicati stampa diffusi dalle singole società. Ci riferiamo soprattutto alla serie A2.
Nel fine settimana trascorso a Ravenna, abbiamo appreso che alcune società di serie A2 si starebbero muovendo, nel caso le loro squadre non riuscissero a conquistare la promozione sul campo, per acquistare i diritti sportivi che portano all'A1.
Acquistare i diritti sportivi, il peggiore ossimoro. Però funziona così. Meglio spendere di più per avere maggiore ritorno. Dimenticando che acquistare una promozione è il peggiore messaggio etico che si può mandare al proprio settore giovanile, perché le ragazzine penserebbero che non vale la pena allenarsi, sudare, fare i sacrifici, se l'obiettivo può essere conseguito con i soldi.

Alla domanda su quale futuro per la pallavolo femminile ha provato a dare una risposta il referendum organizzato, durante le finali di Coppa Italia, la stessa lega, proponendo ai presenti al Pala De Andrè, un quesito sui giorni e gli orari preferiti. Onestamente, non conosciamo i risultati ottenuti, in termini di numeri e di desideri, ma giriamo la domanda ai nostri lettori pubblicando la scheda e sollecitando le loro risposte.

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