venerdì 6 marzo 2015

EMANUELA AUDISIO PRESENTA IL "MENNEA SEGRETO", A CURA DEL CIRCOLO DELLA STAMPA

@LucianoMurgia

Mosca 1980, Pietro Mennea vince l'oro nei 200 metri

"E chi sei, Mennea?”. Negli anni Settanta, bastava essere più veloci degli altri, in strada o all'Oratorio, per sentirsi rivolgere questa frase, misto di stupore e invidia. Dovrebbe essere valida ancora oggi, nel tempo di Usain Bolt, perché Mennea Pietro (nato a Barletta il 28 giugno 1952, morto a Roma il 21 marzo 2013) è ancora l'uomo più veloce d'Italia e d'Europa.
Il suo tempo nei 200 metri – 19 secondi 72 centesimi, stabilito 12 settembre 1979, a Città del Messico – ha resistito 17 anni, migliorato dallo statunitense Michael Johnson (prima 19''66, poi 19''32 . Oggi appartiene al giamaicano Usain Bolt, che a Pechino (2008) ha corso in 19''30, poi a Berlino (2009), in 19''19.
Ero a Berlino, il 20 agosto 2009, a pochi metri dal traguardo, immerso in un pezzo di Giamaica trasferito nella tribuna centrale dello Stadio Olimpico. Guardando il tabellone con l'ordine d'arrivo, pensai subito che il Grande Pietro sarebbe arrivato secondo, precedendo Edward, che aveva chiuso con 19''81.

Palazzo Montani Antaldi, venerdì 6 marzo, ore 17,30

La premessa per ricordare che alle ore 17,30, Palazzo Montani Antaldi, Auditorium della Fondazione Cassa di Risparmio, il Circolo della Stampa presenta “Un ritratto inusuale, intimo ai limiti della rivisitazione e dell'inedito: questo il succo del "Mennea segreto", documentario realizzato dalla giornalista di Repubblica Emanuela Audisio e dalla 3D Produzioni. Al centro dello schermo ci saranno la vita, la carriera e i record dell'immenso velocista barlettano che ha lasciato in eredità una sequela di insegnamenti e record difficilmente emulabili. L'evento ha rappresentato la chiusura della nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Nel suo docu-film Emanuela Audisio ha cercato di percorrere strade nuove, raccontando qualcosa sulla vita privata del velocista barlettano grazie a molte illustri testimonianze, tra cui quella della moglie e del professor Carlo Vittori, passando per il giornalista Gianni Minà e per gli attuali presidenti di Fidal e Coni, Alfio Giomi e Giovanni Malagò”.
Emanuela Audisio, giornalista e scrittrice, è – a mio modesto parere – la prima firma del giornalismo sportivo italiano. Ma non solo. Lei ha una capacità semplicemente straordinaria di raccontare storie e personaggi. Lei non scrive, dipinge. Come Leonardo, che passava dalla Gioconda all'Uomo vitruviano, dalla pittura all'architettura, Emanuela racconta di atletica e di boxe, di basket e di calcio con la stessa facilità. Che scriva di Usain Bolt o di Muhammad Alì, di Messi o di Ettore Messina, il risultato è lo stesso: da leggere tutto d'un fiato, affascinati da una narrazione impareggiabile.
Si può immaginare con quanta delicatezza abbia raccontato il Mennea Segreto, svelando, appunto, storie sconosciute di un campione vivisezionato da tutti, conosciuto da pochi. Un uomo che ha dato tanto allo Sport italiano, incapace -s peso – di ricordarli, meno che meno di riconoscerglieli. Un atleta, un asceta, che ha vissuto con lo stesso tormento la carriera sportiva e quella politica.
Ricordo ancora un articolo, credo firmato da Vanni Loriga per il Corriere dello Sport, che raccontava l'ennesima grande prestazione della Freccia del Sud. Giunto al ristorante, in una serata torrida, Pietro non dimenticò di mettere la cintura elastica per proteggere il suo corpo e ordinò una bottiglia d'acqua a temperatura ambiente.
Vedere il film e ascoltare le parole di Emanuela Audisio, che sarà nell'Auditorium, sarà una lezione di vita e di Sport, per tutti.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

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