martedì 3 marzo 2015

LE FINAL FOUR DI COPPA ITALIA VISTE DA PESARO NEL RACCONTO DI GIADA BIAGIOLI

di GIADA BIAGIOLI

Giada e la novarese Kimberly Hill
Ogni volta che metto piede in un palazzo dello sport, esce fuori una parte di me che nella quotidianità non sempre riesce ad emergere. In quei magici palasport, dove si respira aria di pallavolo, io mi sento sempre a casa, ed è come se il tempo si fermasse.
Due giorni strepitosi, in campo e fuori
La due giorni di Rimini, per le Final-4 di Coppa Italia femminile, è stata strepitosa. In campo e fuori dal campo.
Sugli spalti ho abbracciato amici e amiche che non vedevo da mesi, alcuni da anni, amici di Conegliano, Novara e Busto, ma anche di Vicenza, Milano e chi più ne ha più ne metta. Gli amici della pallavolo, quelli che nonostante il tempo e la distanza, è come se li conoscessi da sempre e li vedessi ogni giorno.
Il 105 Stadium, che solo 5 anni fa aveva ospitato anche Pesaro per l’evento, mi ha riportato alla mente tanti ricordi indelebili, che oggi sembrano quasi appartenere “ad un’altra vita”.
In realtà si tratta di un passato abbastanza recente, vivo e difficile da dimenticare, a testimoniarlo anche la maglia numero 14 pesarese di Martina Guiggi esposta all’entrata, assieme ad altri cimeli del volley.
Uno spettacolo coinvolgente, peccato quel cartellino rosso
In campo lo spettacolo è stato coinvolgente quanto fuori, a partire dalle semifinali, fino alla finale, una delle partite più belle degli ultimi anni.


Nella prima semifinale, l’Igor Gorgonzola Novara ha affrontato un po’ contratta l’Imoco Volley Conegliano, anche per merito delle venete che hanno giocato alla pari contro la capolista e hanno poco o nulla da recriminarsi. 
Peccato per quel fallo fischiato ingiustamente ad Ozsoy (non era accompagnato il pallonetto, a detta di molti) e un cartellino rosso decisamente evitabile sul 22-21 per l’Imoco, che ha portato le ragazze di Pedullà avanti 23-22 nel quarto e decisivo set.
Probabilmente Novara avrebbe vinto comunque il set, o forse no, forse avrebbe vinto il tie-break, o forse no. Difficile da dire. Comunque passa Novara.


L'intramontabile Piccinini, il braccione di Fabris
La Yamamay Busto Arsizio, super favorita della seconda semifinale, si è letteralmente “sciolta” davanti alla Liu-Jo Modena, trascinata da un’intramontabile Francesca Piccinini e dal braccione di Samanta Fabris.
Ci si aspettava molto di più dalle ragazze di Parisi, che dopo un inizio di stagione difficile, nelle ultime partite si erano riprese alla grandissima, inanellando numerose vittorie sia in Italia che in Europa, ed arrivavano in Romagna caricatissime sostenute dagli immancabili ADF.
 Busto ha dovuto far i conti con le condizioni fisiche precarie di Valentina Diouf e Francesca Marcon, sostituita egregiamente dalla giovanissima Alice Degradi, l’ultima ad arrendersi nella metà campo biancorossa.
Come detto, a sorpresa, passa Modena delle ex Francesca Ferretti, Giulia Rondon, Elisa Muri e dell’ex team manager pesarese Otello Pedini.

Igor Gorgonzola Novara e Liu-Jo Modena è la finalissima della domenica, andata in scena in un palazzetto stracolmo.
Una finale stupenda
Come ho sottolineato prima, per me è stata un partita stupenda, con numerosi colpi di scena: ad esempio la rimonta di Modena nel finale di secondo set quando sul 19-14 tutto ormai sembrava perduto, o la reazione di Novara alla fine del terzo parziale, che annullando tre set-point alle ragazze di Beltrami si aggiudica il parziale 30-28.

L'Igor Gorgonzola ha vinto e può esultare (Foto Rubin/Lvf)
Alla fine ha vinto la favorita, la squadra che più meritava, dopo una stagione giocata fin qui ad altissimi livelli, ma Modena ha lanciato un segnale importante al campionato: con l’innesto di Ferretti può vincere contro chiunque.
Che dispiacere le lacrime di Monica De Gennaro
Finito questo breve resoconto, scendo un po’ più nel personale. Nella prima semifinale ho tifato Conegliano, soprattutto per la presenza nel roster di Monica De Gennaro. Mi è dispiaciuto tantissimo vederla in lacrime a fine partita; al termine di un match giocato comunque punto a punto dall’Imoco e incerto fino all’ultimo. Monica ha dimostrato di essere una delle migliori nel ruolo, anche se non lo si scopre certo ora. In bocca al lupo per tutto Ministro della Difesa, e come sempre spacca tutto. 
Sono stata comunque felice per il passaggio del turno di Novara, che schiera in campo, e nello staff, un’infinità di ex-pesaresi, dal mio primo idolo Martina Guiggi ad Alix Klineman, cresciuta esponenzialmente grazie alle attenzioni di Luciano Pedullà, anche lui professionista indimenticato sulla riva dell’Adriatico, alle bimbe terribili Cristina Chirichella e Noemi Signorile.

L’ho tralasciato volutamente prima, per soffermarmici ora: se la finale di Coppa Italia è stata così spettacolare ed equilibrata, gran parte del merito, a mio parere va a Francesca Ferretti.
Una grandissima Ferretti
Scontro fra ex Ferretti-Chirichella (Rubin/Lvf)
Con due allenamenti sulle gambe con la nuova squadra, la regista reggiana, ha riaperto un match che sembrava destinato a finire, dopo il primo set, 3-0. Dopo il secondo set Modena avrebbe anche potuto vincere la Coppa, e non avrebbe rubato assolutamente nulla. Grandissima Francesca, davvero.
Guiggi che alza la Coppa, una grande emozione
Arriviamo alla premiazione, forse il momento più emozionante. Martina Guiggi ha alzato al cielo la sua quarta Coppa Italia, proprio come ha fatto in passato con tutti i trofei vinti a Pesaro e lì è stato  un deja-vu pazzesco. 
Come Novara, tornata prima in A1 e poi alla vittoria della Coppa Italia, l’augurio è che anche Pesaro torni presto dove le compete. 
Katarina Barun, un esempio

Katarina Barun, Mvp (Rubin/Lvf)
Questa due giorni si è chiusa con le lacrime di Katarina Barun, per la vittoria e per il meritatissimo premio di MVP. La croata è stata infermabile in entrambi i match e ha dimostrato un’intelligenza tecnico-tattica da vera top-player, alternando parallele, diagonali e pallonetti con una maestria fuori dal comune. Kate è l’esempio lampante che nonostante le difficoltà, gli infortuni e la sfortuna, il lavoro paga. Mai smettere di crederci, nemmeno nei momenti più bui, come ha fatto Novara, e come ha sempre fatto Pesaro in questi anni. E qui, è scesa una lacrimuccia.

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